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Allevamento Boxer Casa Bartolini

Squallore e degrado nella cinofilia oggi

Intervista della redazione di www.molossoidi.com a Stefano Bartolini in qualità di Presidente I.B.C.

Quando e come ha iniziato ad allevare?
Ho iniziato ad allevare negli anni '80. Un po' come per tutti gli appassionati di una razza, l'amore per il boxer è sbocciato dall'incontro con un cane che mi ha colpito esteticamente. Ma è stato soprattutto il carattere unico e straordinario di questa razza ad avermi definitivamente conquistato.

Si è ispirato a qualche altro allevatore prima di lei e quale immagine ideale di boxer ha perseguito nella sua attività di selezione?
Inizialmente un allevatore si attiene agli elementi di tipicità, che hanno reso famosa la razza; poi elabora una propria idea di boxer. Io nei miei soggetti cerco l'armonia morfologica, che non deve sconfinare nell'ipertipicità, ossia nell'esasperazione di quelle caratteristiche di razza che possono portare, soprattutto nei molossoidi, a problemi di salute. Caratterialmente ricerco coraggio e saldezza di nervi, come nel vecchio boxer, padre della razza, ma anche la bonarietà di un compagnone di adulti e bambini, perché questo è il ruolo che deve ricoprire nella nostro tempo.

Che cosa ricorda di quegli anni che li contraddistingue dai tempi attuali?
Allora c'erano alcuni selezionatori altamente professionali, che proponevano cani fortemente caratterizzati e con un proprio stile, al punto che semplicemente guardando un esemplare eri in grado di indovinare da che allevamento proveniva, come distingueresti un dipinto di Picasso da uno di Matisse. Giusto per fare un esempio i boxer provenienti da un certo allevamento si facevano notare per la costruzione massiccia e la testa pesante, altri per l'eleganza ecc.

Oggi invece?
Oggi è presente una nuova generazione di allevatori improvvisati, che non conosce le linee di sangue e perciò si limita ad accoppiare con lo stallone titolato del momento, facendo anche qualche buon soggetto, ma sopratutto cucciolate, che si vendono bene. Il modo più veloce per diventare allevatore oggi è detenere qualche femmina e farla coprire dal campione atibox dell'anno, ovvero lo stallone che tutti conoscono.

Quali limiti vede in questa pratica?
In questo modo non è possibile creare una propria linea di sangue, approfondire la selezione del boxer e migliorare la razza inseguendo un proprio modello. In compenso si ricorre in modo esasperato e maniacale al confronto dei dati sanitari, come emergono dai controlli medici ufficiali.

Si spieghi meglio! Non ritiene che gli esami ufficiali siano importanti per il controllo delle patologie tipiche della razza?
Sono assolutamente importanti, ma costituiscono un requisito - per così dire - minimo. I controlli ufficiali ci danno informazioni sullo stato dei riproduttori e nulla più. In realtà non è ancora chiaro come e in che casi si trasmettano alcune patologie ereditarie. Pertanto gli esiti di questi esami non ci danno certezze sui risultati che questi soggetti daranno in riproduzione. Solo la verifica a posteriori è interessante per la selezione: cioè solo la pratica di allevamento mi consente di valutare se un soggetto è buono o meno in riproduzione.

E quindi?
E quindi si ritorna al discorso precedente: posso avere dei buoni risultati se conosco a fondo la mia linea di sangue da più generazioni e dispongo di informazioni di prima mano anche sui collaterali. Se invece faccio cucciolate "a spot", coprendo una volta con uno stallone, un'altra col campione dell'anno, andrò sempre a tentoni, per non dire a casaccio. In effetti, gli allevatori dell'ultima ora, non incrociano linee di sangue, ma lastre, dati sanitari e titoli.

Il panorama cinofilo Le sembra per questo degradato?
Fin qui diciamo che è scaduto. Ma purtroppo c'è di peggio. E' diffusa - e questo vale per più razze - la pratica di importare cuccioli dall'Europa dell'est, che vengono venduti nei negozi di pet o per mediazione di veterinari senza scrupoli, ma anche, il che è peggio, proposti come se provenissero dai nostri allevamenti.

Come è possibile?
I cuccioli vengono registrati come nati in Italia. Questi cani fanno esposizioni dove magari ottengono dei titoli e sono usati come riproduttori, per cui ci troviamo in circolazione degli esemplari la cui linea di sangue non è quella attestata dal pedigree, ma è del tutto falsa e questo compromette la selezione condotta in modo serio.

Ma non esistono controlli?
In realtà l'ENCI il cui compito primario dovrebbe proprio essere quello di certificare le origini di ogni cane iscritto all'albo genealogico è perfettamente a conoscenza di questo squallido traffico e gli allevatori coinvolti non sono - permettetemi - solo dei "cagnari", ma spesso allevatori con affisso. Tutto questo viene tollerato perché "regolarizzare" un cane di importazione costa un contributo - incassato dall'Enci - di 150 euro, mentre iscrivere un cucciolo nato in Italia circa 15 euro: è chiaro che ci sono in campo forti interessi economici. In questo modo però si penalizza chi in Italia lavora in modo onesto e con autenticità, a vantaggio di chi immette sul mercato soggetti, che provengono chissà da dove e inquinano le nostre linee di sangue riportando indietro il lavoro di tanti anni.

E i club di razza come si comportano: ignorano o sono a conoscenza?
Nei club di razza ci sono spesso personaggi, il cui primo obiettivo è mantenere la poltrona conquistata e questo riesce solo se non si pestano troppi calli. Come ho detto sopra chi si serve di questi espedienti non è solo il piccolo allevatore di turno. Ci sono anche grossi nomi della cinofilia, che hanno forza e potere sufficienti per usare i consigli direttivi dei club a proprio vantaggio.

Che cosa possiamo dire dei giudici di gara?
I nostri giudici, parlo in particolare del mondo boxeristico, sono quasi tutti affetti da inguaribile provincialismo. Operano in ristretti circoli, composti dai soliti noti, con una metodologia che potremmo definire "uno scambio alla pari": tu fai un favore a me e io lo faccio a te. Difficilmente fanno corsi di aggiornamento, quasi mai frequentano i ring internazionali e in particolare i ring tedeschi: non dimentichiamoci che la patria della nostra razza è la Germania. Sarebbe come per un professore di lingua inglese non essere mai stato a Londra. Inoltre sono duri a recepire le innovazioni, preferendo fossilizzarsi su visioni e criteri superati. Mi riferisco in particolare al modo di giudicare il boxer integro, che è ormai l'unico modo di concepire il boxer dopo la modifica dello standard del 2001. A dispetto di ciò, in Italia si continuano a vedere sul gradino più alto del podio soggetti completamente amputati e questo trasmette informazioni scorrette a chi assiste alle esposizioni.

Che cosa possiamo augurare alla cinofilia oggi?
Che ritorni a essere il luogo dov'è protagonista il cane e non il "dio danaro". Prima chi faceva cinofilia apparteneva a una cerchia ristretta di persone di ceto socio-economico alto, che si dedicavano a questo hobby per passione: il cane non era visto come una fonte di reddito! Ora i tempi sono cambiati: la cinofilia è alla portata di tutti. E' giusto che il cane abbia un prezzo, perché chi alleva in modo coscienzioso affronta dei costi. Ma è giusto anche che la pratica d'allevamento sia regolamentata, e su questo dovrebbe proprio vigilare l'Enci facendo applicare tutte quelle belle regolette, che si limita invece a mettere su carta, come attestano recenti casi riportati dalle cronache di scandalose strutture lager, detenute da allevatori con tanto di affisso riconosciuto dall'Ente.


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