Risposta a Pafundi e Menghini

Questa risposta è nata dopo aver letto l'articolo apparso sulla rivista del Boxer Club n. 1 del Gennaio-Febbraio 2001 (vedi) ed è di Stefano Bartolini , Presidente I.B.C.

La lettera del dr. Pafundi e della sig.ra Menghini mi ha profondamente colpito, sia come allevatore che come socio del BCI …e soprattutto come amante della razza. Purtroppo mi ha colpito in negativo, e per molti motivi: non ultimo il fatto che si parli di cani  "tutti uguali a Pluto di Walt Disney (omissis) e soprattutto integri, ma  sgraziati e privi di fierezza ed eleganza".

Questo significa che un cane che si presenta in modo "naturale" (visto che la coda gliel'ha dato Madre Natura, e non l'uomo: e si suppone gliel'abbia data con uno scopo, visto che la Natura, a differenza dell'uomo, non crea nulla di inutile) perde fierezza ed eleganza: una tesi un po' dura da sostenere, visto che in natura l'eleganza è la prima cosa che colpisce l'osservatore  di "qualsiasi" specie animale, dall'insetto al grande mammifero.

Quando vediamo animali "goffi e sgraziati" ­ soprattutto cani ­ è sempre l'uomo che dobbiamo "ringraziare": perché è lui che con la sua selezione forzata ha creato soggetti che in natura sarebbero incapaci anche solo di sopravvivere. Ma non è questo il punto principale, anche se è punto importante.

La cosa che mi ha indignato di più è che l'articolo "Cronaca di una morte annunciata" non è uscito su una generica rivista cinofila, in cui chiunque è libero di esprimere il proprio parere anche in toni accesi: è uscito sulla rivista ufficiale del BCI, e quindi rappresenta la voce ufficiale dei soci dello stesso Club, tanto più che  uno dei firmatari è direttore editoriale della rivista stessa, nonché dirigente del BCI.

Bene, io sostengo questo sia, da un lato, un vero e proprio abuso dell'organo di informazione del Club, che non si può permettere di esprimere opinioni a nome dei Soci (è questo che fa un organo ufficiale) senza aver mai chiesto ai Soci stessi di esprimere un'opinione. Dall'altro lato il BCI sta dando un'informazione distorta e scorretta, perché nega  che ci si debba adeguare allo Standard di razza e nega che i Boxer a coda mozza siano ormai ­ di fatto, e non sulle basi di "sentito dire" ­ fuori Standard. Il che significa che non potranno più venire esposti né venduti in Germania, patria della razza, a meno di non operare fuori dalle leggi vigenti.

Questi DATI DI FATTO non sono apparsi né sul numero 1 né sul numero 2 della rivista. L'unico articolo che parla di code è il già citato "cronaca di una morte annunciata", in cui si lascia intravedere una possibile presa di posizione della FCI a favore dei Paesi che restano a favore del taglio. In realtà l'FCI fino a questo momento non ha dato alcun segno di voler prendere posizioni di questo tipo, neanche nei riguardi di razze che prima del boxer hanno "subìto" una revisione dello Standard. Poiché tutto è possibile al mondo, non possiamo escludere che un bel mattino l'FCI si svegli e decida di lasciar esporre in tutto il mondo i cani con orecchie e code amputate: ma non possiamo escludere neppure l'ipotesi che domani mattina caschi un bel meteorite sulla Terra e ci distrugga tutti, fautori del taglio e non.

Il fatto è che normalmente i giornali NON parlano dell'eventualità che caschi un meteorite: parlano invece di ciò che avviene davvero ogni giorno nel mondo. Perché la rivista ufficiale del BCI deve continuare a ignorare la realtà, e a parlare di quelle che al momento sono soltanto fantasie? Perché chi telefona al BCI chiedendo lumi sulla questione-code si sente rispondere "TAGLIARE, TAGLIARE!" e non viene neppure informato sui regolamenti già in atto in Germania, e sullo Standard GIA' modificato?

Se l'informazione fosse completa ed esauriente, ognuno sarebbe libero di scegliere la propria linea di azione: ma questa informazione "a senso unico" non è corretta né è esauriente. E' invece incompleta e tendenziosa e quindi rischia soltanto di danneggiare chi, in un buona fede, ritiene di potersi fidare ciecamente della parola del proprio Club.

Boxer Cosmo di Casa Bartolini