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Boxer: una razza in crisi.
Cronaca di una morte annunciata.

Stefano Bartolini

Il boxerismo italiano sta prendendo coscienza di una situazione quanto mai difficile da accettare. Sapevamo tutti che prima o poi si sarebbe dovuto smettere di amputare code e orecchie, ma nessuno si sarebbe aspettato un colpo così duro.

Nel 2001 cambiò lo standard di razza del boxer: da allora coda e orecchie devono essere integre, invece nella versione precedente si prevedeva una doppia possibilità, accettando anche i boxer amputati. Pertanto, a prescindere da ciò che permetteva la legge italiana del tempo (e anche qui ci sarebbe da discutere) a mio avviso tutti avrebbero dovuto cessare di amputare da quell’istante. Si è fatto finta di niente, ma in fondo tutti sapevamo che i divieti erano alle porte anche per l’Italia; il loro incombere è testimoniato dalle ricorrenti discussioni tra boxeristi che hanno vivacizzato questi anni. Infondo il trend europeo era chiaro e a breve sarebbe arrivato anche il nostro turno.

Io, precorrendo i tempi, abbandonai le pratiche delle amputazioni nel 2000 (quindi con un anno d’anticipo rispetto al cambiamento dello standard). Per ben sette anni, cioè sino al 2007, ovvero quando i divieti sono arrivati anche da noi, sono stato l’unico italiano ad allevare esclusivamente integri. Nel frattempo si è verificato qualche sporadico tentativo da parte di altri allevatori che hanno timidamente tentato di rispettare lo standard con qualche cucciolata ma, difronte all’incapacità di promuovere qualcosa in cui non si crede, hanno abbandonato l’idea. C’è stato persino chi è intervenuto chirurgicamente su cuccioli di diversi mesi perché non riusciva a venderli. A dispetto di costoro, convinto e determinato nel perseguire la mia scelta, ho riscosso il mio successo. Dei tantissimi apprezzamenti, la gran parte mi è arrivata dagli estranei al circolo della cinofilia italiana. A lungo sono stato l’unico a portare i propri boxer in esposizione dall’Italia in Germania e negli altri paesi “proibizionisti”. Di conseguenza, nel nostro paese la coda è diventata simbolo e sinonimo di “Casa Bartolini”.

La mia scelta non è stata mai gradita, soprattutto ad allevatori e giudici che mi hanno spesso accusato di “sciupare la razza” e voler “allevare cani da caccia”. Per anni è stata portata avanti una campagna denigratoria contro i boxer integri con notizie infondate che raccontavano di code fragilissime e soggette a gravissimi incidenti di rottura. Nulla di più falso che però ha sortito l’effetto di creare ulteriore diffidenza verso il nuovo. Riapriamo le riviste degli ultimi anni e contiamo le foto di boxer integri: eccetto quelle dei miei cani, non ve ne sono altre. Invece di pianificare una transizione graduale verso l’integro, sono state edificate delle barricate. Ricordiamo tutti la manifestazione dell’European Boxer Club organizzata in Italia dal Boxer Club d’Italia che ha sancito in maniera definitiva la rottura dei rapporti con i tedeschi. L’allora presidente del Boxer Klub di Monaco, Gunter Karg, si lamentò dell’iniziativa presso l’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana - ENCI.

Nel 2007 il mondo boxeristico ha subito il primo scossone: l’ordinanza Turco contro le amputazioni concretizzò un timore. Dal 2001 sino ad allora era sembrato più facile chiudere gli occhi dinanzi alla realtà piuttosto che prendere atto dei mutamenti. Una famosa circolare della Federazione Cinologica Internazionale fu usata come pretesto per continuare a tagliare. Nel frattempo il boxerismo italiano ha accumulato ben sette anni di ritardo sulle esperienze tedesche d’allevamento. Il problema si è ripercosso anche sulla preparazione dei giudici italiani che, come spesso hanno ammesso, non hanno avuto occasioni per preparare l’occhio a giudicare i boxer integri al pari degli amputati.

Il vero e proprio terremoto è arrivato con la pubblicazione da parte dell’ENCI della delibera del 7 luglio 2008 che giustamente ricorda ai giudici che devono “comunque procedere alla valutazione ed al giudizio dei soggetti con orecchie e/o coda tagliate purché nati prima del 12.1.2007 e precedentemente all’ultima eventuale modifica dello standard morfologico se questo ha introdotto la sola previsione di coda e/o orecchie integre”. Ne consegue che le carriere espositive dei boxer amputati nati successivamente al cambiamento dello standard del 2001 risultano distrutte e se ora questi vogliono chiudere qualche campionato devono andare nei paesi dell’est dove sono ancora permesse le operazioni chirurgiche per fini estetici. A rigor di logica tutti i titoli, CAC, CACIB, le selezioni, etc. conseguiti da questi cani sarebbero invalidi e le graduatorie dovrebbero essere riscritte.

Nella ricerca del responsabile si è caduti in un marasma totale: tutti con il dito puntato contro l’altro nel solito “scarica barile” in puro stile italiano. Gli allevatori accusano i giudici di razza che hanno sempre continuato a muoversi in ring popolati da boxer amputati preferendoli agli integri. A sentire i giudici sembra che gli ordini di scuderia fossero chiari e, a testa china, girano timidamente lo sguardo verso l’associazione specializzata riconosciuta, il Boxer Club d’Italia. Quest’ultimo a sua volta tenta di chiedere delucidazione all’ENCI come se questo dovesse tutelare e guidare la selezione di ogni singola razza. Il danno è compiuto e i ring delle esposizioni adesso sono vuoti. La soluzione che si prospetta sarà in tono con il comportamento tenuto sino ad oggi? Una sanatoria? Un’amnistia generale?

Nel 2001 i tedeschi smisero di amputare senza avere il tempo di ammortizzare il duro colpo delle introduzioni normative statali: inizialmente la razza perse molti consensi e le nascite diminuirono. Al posto di fare tesoro di questa esperienza, non siamo stati lungimiranti e adesso accusiamo più di quello che hanno sofferto loro. Abbiamo avuto tutto il tempo necessario per creare una cultura cinofila capace di accettare gli integri ma non lo abbiamo sfruttato. Adesso con quale credibilità si possono cedere dei boxer integri se sino a ieri si è detto che le code si spezzano e che snaturano la razza?

Chi ha memoria lunga e un minimo di giudizio, si guarda bene dai tanti che oggi si riempiono la bocca con il lavoro altrui: a sentirli parlare sembra quasi che siano stati loro stessi ad innestare la coda nella specie canina! Tra questi c’è persino chi in passato mi ha dato del visionario e del pazzo, ma i miei risultati sono sotto gli occhi di tutti. Volevo dare un’informazione corretta al pubblico ed ho creato l’Italian Boxer Club con cui abbiamo rotto il monopolio dell’informazione detenuto dalle fonti ufficiali. Ho mantenuto i contatti con la Germania ed ho organizzato, per la prima volta in Italia, lo ZTP (Prova d’Allevamento) in collaborazione con il Boxer Klub tedesco. Mi dicevano che non avrei mai ottenuto i pedigree dei boxer bianchi, invece abbiamo studiato attentamente la questione, li ho avuti ed ora tutti gli allevatori non li uccidono più ma li pubblicizzano sui propri siti. Volevo allevare boxer integri nel rispetto del cane e dello standard ed ho chiuso numerosi titoli cercando il confronto in Germania. I problemi che si trovano ad affrontare gli altri sul portamento di coda e orecchie, sulle teste, ecc. me li sono posti ben otto anni fa. Tutto ciò dimostra che si può fare della sana cinofilia senza essere risucchiati dai giochi di potere.

Per tanti il boxer è poco più di una semplice passione, ma non per me. Non mi interessa scadere nella polemica, ma vorrei che la gente capisca che fare delle scelte e non seguire la massa può essere difficile, ma la soddisfazione che ne segue è grande. Dall’altro lato mi dispiace per chi ha preso un cane amputato e non ne ha colpa. L’errore è da cercarsi a monte: è venuta a mancare una informazione corretta e, invece di incentivare un cambiamento graduale, troppi si sono schierati a testa bassa dal lato conservatore. Ora l’allevamento italiano ne paga i danni e in tanti scoprono oggi di avere dei boxer che, privi della loro bandierina caudale, appartengono al passato.


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