Cronaca di una morte annunciata

Giancarlo Pafundi - Carla Menghini
Boxer Club n. 1 del Gennaio-Febbraio 2001

Il TAM TAM telematico è forte e insistente: tutti domandano a tutti che si farà con la coda. Ci si destreggia a fornire risposte su una verità che quando scriviamo nessuno conosce e, mentre l'ansia cresce al ritmo dei tamburi, tutto ciò che sappiamo è che forse, quasi senza che i più se ne rendano veramente conto, in questi giorni per il Boxer (come per altre Razze tedesche) si sta riscrivendo la storia.

Magnifica storia iniziata in Germania nella seconda metà dell'800 quando, per una strana alchimia, l'antenato del Boxer moderno, celato sotto le sembianze sgraziate di incroci fra Brabantini e Bulldogs, in voga in quel periodo, seppe svelarsi agli occhi sensibili di alcuni cinofili dell'epoca. Cominciò così, su quella rozza materia un difficile lavoro di raffinamento che portò, fra il 1895 e il 1896, alla fondazione del Boxer Klub tedesco e alla stesura della prima descrizione delle caratteristiche di Razza. Seguì nel 1902 il primo Standard e nel 1905 il secondo che, pur a fronte di qualche revisione (1920, 1925, 1938), rimane fino ad oggi quello attuale, il punto di arrivo, il modello del magnifico cane che oggi alleviamo con successo.

Il domani è incerto e sulla nostra Razza si addensano cattivi presagi. Tutto ciò che ci auguriamo è di non dover ancora scrivere la parola fine. Piero Scanziani sosteneva:"Lo Standard è nello stesso tempo un vangelo, un codice, un miraggio". Un vangelo perché davanti alla sua autorità tutti si inchinano. Dato che il Boxer é un cane di origine tedesca, nel mondo intero fa testo lo Standard stabilito dal Boxer Klub di Monaco, che è il solo autorizzato ad apportare eventuali modifiche. E' un codice, perché sulla base dello Standard i Giudici di ogni Paese esprimono i loro verdetti, denunciano le imperfezioni e i difetti, segnalano le virtù e i pregi. E' un miraggio, perché l'ideale contenuto nello Standard e che gli Allevatori di tutto il mondo inseguono, è praticamente irraggiungibile, giacché non esiste cane perfetto […].

Speriamo solo che lo standard, a causa della revisione che oggi il BK è costretto dal governo tedesco a chiedere alla F.C.I., non diventi anche un testamento di Razza. E che non ci sembri un'esagerazione: la nostra Razza oggi è in pericolo e per la storia potrebbe avvicinarsi il finale. Molti dicono che con la coda integra non cambierà nulla, altri sostengono che la situazione è tragica ma inevitabile, altri addirittura si rallegrano, alcuni già si adeguano facendo i propri calcoli ma allevando ora, di fatto, fuori standard.

In molti tristemente ammettiamo che purtroppo un boxer con la coda e le orecchie integre al punto in cui siamo è una realtà probabile; ma a noi non sembrerà più un boxer e con grande tristezza confessiamo che ci viene voglia di smettere, nostro malgrado, di allevarlo (a meno di allevarlo "fuori legge").

Tanti si illudono che in Italia per lunghissimo tempo ancora nessuna legge vieterà la caudectomia e la conchectomia. Forse sarà così. Ma, di fatto, se cambierà lo standard, gli addetti ai lavori saranno costretti ad attenervisi, mentre solo il commerciante o il privato senza ambizioni espositive potrebbero, paradossalmente, ancora permettersi un boxer come oggi lo conosciamo ed apprezziamo. Questo sarebbe un modo per incentivare lo sviluppo di un boxer non ufficiale, obbligando di fatto al rispetto dello standard solo una piccola percentuale di soggetti, quella sottoposta ad attività cinotecniche (esposizioni, prove e controlli morfologici e sanitari) e lasciando gli altri liberi di allevare come credono, fuori standard, ma comunque nel rispetto delle leggi dello Stato italiano e di molti altri Stati europei.

E allora saranno richieste due razze, una per le esposizioni ed una commerciale? Una Razza e una sotto-razza? Due Razze e uno Standard? Due Standard per una Razza? Che sia chiaro, a noi la coda integra piace ancor meno delle orecchie integre, per motivi estetici, sanitari e di ordine pratico, ma chiedendo rispetto per questa posizione non possiamo non rispettare le convinzioni altrui, specie se imposte da cause di forza maggiore (leggi dello Stato). Nemmeno possiamo rimanere impotenti e passivi a guardare mentre legislatori europei poco esperti di cinofilia ci impongono l'immagine di un cane che non riconosciamo.

Allora non sarebbe meglio battersi per una soluzione civile e rispettosa delle due posizioni, un unico standard aperto che contempli le diverse soluzioni e che riconosca uguale valore ai soggetti con coda integra o amputata? Perché non chiedere a gran voce che la sovranità nazionale di ogni Paese sia rispettata, inserendo nello Standard la doppia opzione che preveda con pari dignità sia la coda amputata che la coda integra? La F.C.I. ha il dovere di considerare anche le posizioni dei Paesi e dei Club di Razza contrari alla suddetta revisione come il Boxer Club d'Italia che si è fatto promotore di un documento contro il divieto di caudectomia e conchectomia (ed in Italia al momento attuale nessuna legge vieta tale pratica) sottoscritto, in una riunione tenutasi il 30 Settembre 2000 ad Alessandria, dai rappresentanti dei Boxer Club di Austria, Belgio, Francia, Spagna, Svizzera, Portogallo, Ungheria e, naturalmente, Italia. Ma forse ancora prima la F.CI. ha il dovere di salvaguardare un così importante patrimonio zootecnico da una delle più gravi minacce: la disaffezione dei cultori di razza.

Quello che oggi chiediamo per le code del resto avviene già da molto tempo per le orecchie. Il 1° Gennaio del 1987 la Germania, infatti, con una legge dello stato vietava il taglio estetico delle orecchie in tutti i cani (e quindi ovviamente anche in tutte quelle razze in cui la conchectomia era prevista dallo standard) affiancandosi, di fatto, alla posizione di altri Paesi come la Gran Bretagna, i Paesi del Commonwelth, i Paesi scandinavi, l'Olanda e la Svizzera. Dello stesso anno è una Convenzione del Consiglio d'Europa riguardante la tutela del benessere animale, firmata da alcuni Stati, che fornisce indicazioni contrarie alla conchectomia, alla caudectomia e ad altri interventi cosiddetti estetici e ritenuti inutili e dolorosi per gli animali. Gli Stati membri furono lasciati liberi, nel pieno rispetto del diritto di Sovranità Nazionale, di adeguarsi o meno a tali indicazioni, ed è per questo che in molti Stati si continuarono ad amputare orecchie e coda, mentre in Italia, non essendovi leggi che lo vietassero, l'ENCI ha fino ad oggi consentito l'allevamento e la partecipazione alle esposizioni sia dei soggetti amputati sia di quelli integri, cosa che in precedenza non era consentita dallo Standard.

Ed in effetti, dal 25 Giugno 1990 è in vigore la variante dello Standard FCI (n. 144) rielaborato dal Boxer Klub tedesco che prevede l'orecchio amputato e l'orecchio integro, comprendendo, in entrambi i casi, una dettagliata descrizione. Una curiosità: già dall'anno prima (1° Gennaio ‘89) il B.K aveva variato il proprio emblema inserendovi la ormai celebre doppia testa di York v. Springbach ad orecchie amputate ed integre. Certo faticammo non poco ad accettare le orecchie integre ma, attualmente, questa è una realtà parimenti dignitosa. Non per questo esistono oggi due diverse razze o varietà di boxer; per quale motivo, quindi, il tentativo di arrivare ad un'identica soluzione per le code dovrebbe apparire da una parte "disperato" e dall'altra "irrispettoso verso la Razza"? (Valeria Rossi su Mon Ami) Irrispettoso è stravolgere una Razza per motivi politici. Irrispettoso è accettare passivamente ciò che non si condivide.

In Italia, al momento, le leggi dello Stato non prevedono alcun divieto riguardante gli interventi di caudectomia o conchectomia. Sebbene essa risulti fra i Paesi firmatari della Convenzione per la tutela del benessere animale del 1987, fino a questo momento, non ha recepito le indicazioni sul non taglio contenute nel documento, come invece hanno fatto il Governo tedesco, svizzero, olandese, i paesi scandinavi, etc. Ciò dipende dall'orientamento politico dei diversi Stati. Solo la regione Lombardia, per iniziativa di un Consigliere regionale, il verde Carlo Monguzzi, ha cercato di precorrere i tempi, approvando all'unanimità un provvedimento di divieto presso la propria Commissione Sanità in data 16 Novembre 2000; tale provvedimento non è stato approvato, in data 21 Novembre, dal Consiglio Regionale, quindi torna in Sanità per modifiche.

Oggi che, per una mutata sensibilità dell'opinione pubblica, la parola "amputazione" non è più gradita, la politica europea cavalca questa ed altre ipocrisie prendendosela con i cinofili, con gli spettacoli circensi, con la caccia alla volpe con tutto ciò che tradizionalmente ci mette in relazione con gli animali in modo naturale e che, se fatto senza forzature, non nuoce a nessuno e non turba l'equilibrio biologico; pazienza che l'ipocrisia più grande sia dimenticare che quelli che alleviamo in batterie o in luoghi più simili a campi di concentramento che a pollai, stalle, ovili, al buio totale, stipati in spazi angusti, che castriamo a crudo affinché la carne non puzzi, che trasportiamo in condizioni raccapriccianti, sono anch'essi animali, prima di essere cosce di pollo, prosciutti o fettine senza dignità.

Le razze canine rappresentano un preziosissimo patrimonio zootecnico e culturale da salvaguardare (e questo è preciso compito degli Enti Cinofili Nazionali, dei Club di Razza e della stessa F.C.I.); di più, esse sono una conquista dell'uomo evoluto che, sulla strada del progresso, ancora si accompagna con l'amico più antico. Anni, a volte secoli interi di selezione, di attento lavoro di cesello, di smussatura, di raffinamento, rischiano di venire annullati da un colpo di spugna indiscriminato, in nome di un buonismo che fa facile leva sui non addetti ai lavori (novelli cinofili, cinofili della domenica, famiglie con cani o distratti frequentatori dei parchi di città) e che spesso in tempi di campagna elettorale si traduce in un gran numero di ingenui voti.

Poca importanza ha che poi, terminata la bagarre elettorale, le proposte di legge, buone o cattive che siano, finiscano e questa volta c'è da augurarselo, nel luogo che in Italia loro spesso compete: il dimenticatoio. Più grave sarebbe se in questo caso nel dimenticatoio finissero razze nobili, ammantate di quel prestigio che solo la storia conferisce, abbandonate da ex cultori che non riconoscono più la propria razza e non vi si riconoscono, nauseati dalle polemiche, respinti e disgustati da un'immagine che non rispecchia più il mito che da bambini ci ha affascinati, facendoci da adulti boxeristi, dobermanisti, alanisti, convinti. Un esemplare che esprima degnamente la tipicità della propria razza, qualsiasi essa sia, è per noi appassionati la nostra opera d'arte, unica, inimitabile, riconoscibile fra mille con i suoi connotati immutabili, classica eppur viva, è la nostra scultura vivente, fremente di orecchie vigili come antenne, di scodinzolii gioiosi espressi più che con la coda, con la mimica di tutto il posteriore: che ne sarà del Boxer, dell'Alano, del Dobermann, dello Schnauzer, se ci costringessero a modificarne così radicalmente l'aspetto?

Piaccia o no, è di queste immagini estetiche che tutti ci siamo innamorati e solo dopo abbiamo imparato a conoscerne ed apprezzarne il carattere. E se, al momento, in Italia viviamo di riflesso solo ciò che accade alle Razze riconosciute di cui la Germania detiene lo Standard, è utile sottolineare che ovviamente in quel Paese é vietato per legge tagliare orecchie e code a tutti i cani, di razza e non, ivi allevati (con l'eccezione di alcuni esemplari destinati a compiti particolari: cani delle forze di polizia, etc.). Ma se anche la nostra nazione decidesse di legiferare in tal senso, adeguandosi alle indicazioni della Convenzione dell'87, il problema coinvolgerebbe non solo gli estimatori delle Razze tedesche ma molti altri cinofili ed allora addio ai codini degli Yorky e di molti altri terrier e, soprattutto, addio all'immagine del nostro Corso e del Mastino napoletano, tanto per fare due illustri esempi di razze italiane che ne soffrirebbero.

Non dimentichiamo che "biologicamente" i cuccioli di queste razze nascono con code integre e padiglioni auricolari più o meno grandi e pendenti, ma la razza nasce tradizionalmente come lo standard fin dalle sue origini prescrive, con coda e orecchie amputate, portate erette. E del resto, v'è canide in natura, da cui ogni cane presumibilmente discende, che non porti le orecchie erette? Sciacalli, coyote, licaoni, lupi, volpi, non me ne sovviene alcuno che abbia orecchie pendenti. Non saranno state, queste ultime, all'origine un vizio di selezione? Non assolvono d'altronde meglio la loro funzione naturale primaria dei padiglioni eretti, aperti e mobili? E non soddisfano anche meglio le esigenze della mimica facciale, così importante nella comunicazione intraspecifica?

Crediamo, inoltre, sia superfluo dilungarsi ad approfondire, visto che purtroppo ogni proprietario di cane ad orecchie integre e pendenti ben sa, quanto siano fastidiose e ricorrenti, fino a diventare spesso croniche, le otiti nel caso in cui l'ambiente umido e scarsamente ventilato dell'orecchio integro, costituisca un fattore predisponente. Per non parlare poi delle orecchie che restano incastrate in collari poco idonei (a maglie larghe). E che dire delle code, troppo spesso soggette a traumi, ulcerazioni e fratture e ad episodi di autotraumatismo, fino alla drastica decisione di amputarle in età adulta?

Possiamo quindi con serenità affermare che in molti casi la caudectomia e la conchectomia non solo non danneggiano il cane che vi è sottoposto ma anzi ne migliorano la qualità della vita, sia che si tratti di razze da utilità, da caccia o da pastore, impiegate in mansioni specifiche spesso in ambienti impervi, sia che si tratti di razze o di soggetti da compagnia, costretti a ritagliarsi il proprio spazio accanto all'uomo, nell'habitat umano spesso ristretto e frenetico.

Con queste premesse viene a cadere lo stesso principio ispiratore della legge, che si vorrebbe volta alla tutela del benessere animale. Per ciò che concerne le presunte torture, "maltrattamenti, pratiche barbare e crudeli stupidamente inutili" (Corriere della Sera) non dimentichiamo che si tratta, è vero, di interventi chirurgici, ma proprio per questo eseguiti in ambienti idonei e con le migliori tecniche, raffinate e indolori, di cui la moderna medicina veterinaria dispone. Se curate correttamente le ferite si rimarginano assolutamente in otto giorni (mai trenta!) e le successive incerottature se eseguite con cura (e sempre sfasciate con etere!) comportano solo un po' di pazienza da parte del cucciolo ed ancor più da parte del suo proprietario.

Avallare la tesi di barbare mutilazioni e di dolorosissime e lunghe medicazioni è, da parte di alcuni veterinari che si lasciano andare a queste affermazioni, solo un modo per gettare discredito sulla propria categoria professionale. Non sta a noi approfondire l'argomento. Con quali termini definire allora la pratica tuttora in uso presso alcuni pastori sardi stanziatisi in masserie del Salento, di cui portiamo testimonianza diretta, di amputare personalmente le orecchie ai propri cani da lavoro senza anestesia, mediante l'uso di coltellacci arroventati (surrogati del termocauterio) e cicatrizzando e disinfettando la ferita solo con semplice cenere? Sicuramente aspetti estremi di vita vissuta che né noi né i nostri cani saremmo in grado di sopportare per una debolezza costituzionale che oggi ci accomuna, uomini e cani, rendendoci sempre più salottieri ed incapaci di sopportare stimoli ambientali potenzialmente stressanti.

Le notizie che ci giungono dall'organo di informazione ufficiale dell'Enci se pur ormai datate, vorrebbero essere rassicuranti. Sul n° 9 /2000 de "I Nostri Cani" a pag. 20, nella sezione "Notizie F.C.I.", in riferimento al nuovo standard del Rottweiler, leggiamo testualmente: "La sola ragione per cui non si parla nel nuovo standard di code amputate è che il Governo tedesco non desidera più che si faccia alcun riferimento a amputazioni di coda negli standard delle razze tedesche e la F.C.I. non può che accettare questa decisione. Comunque, la coda amputata non appare nello standard (???) e i nostri soci sono vivamente invitati a rifarsi ai Regolamenti per le esposizioni pag. 3: I soggetti con coda e orecchie amputate devono essere ammessi, in conformità alle normative legislative dei loro Paesi d'origine e del Paese ove si svolge l'esposizione (???). Il giudizio di cani con code e orecchie amputate o no deve avvenire senza alcuna discriminazione e unicamente in base allo standard di Razza in vigore (???)".

Tali notizie, invece, se lette attentamente, risultano contraddittorie e, paradossalmente sortiscono l'effetto contrario, disorientando il lettore che finisce per domandarsi: "in conformità alla normativa di quale Paese i soggetti devono essere ammessi in esposizione quando le leggi dei due Stati sono in contrasto? A quale standard siamo invitati ad attenerci, a quello vecchio o a quello revisionato? Certo, a quello in vigore! Ma se quello in vigore stabilisce che le Razze tedesche in questione devono avere coda e orecchie integre che alternativa ci resta? E' un invito ad allevare fuori standard o ad attenerci allo standard e a non tagliare più?

Allora perché nello stesso testo si sottolinea che "una vecchia circolare del 1996 afferma chiaramente che non deve essere fatta alcuna discriminazione nel giudicare razze cui tradizionalmente si amputano code e orecchie, perché nei Paesi FCI vigono leggi diverse".Sembrerebbe, a prima vista, l'unica cosa chiara, se poi sul n° 10/ 2000 della rivista ENCI (pag. 14) non si ribadisse che la FCI, con comunicato del 29/08/00, esortando ad ammettere in esposizione i soggetti con coda e orecchie amputate invita a giudicarli insieme a quelli integri senza alcuna discriminazione e unicamente in base allo standard in vigore. E allora siamo punto e a capo!

Oltre a non fugare i nostri dubbi queste poche e imprecise informazioni di dubbio ne ingenerano un altro: non sarà che la F.C.I. ha voluto fare come Ponzio Pilato? Oggi abbiamo avuto un incubo: abbiamo visto i nostri cani, boxer, alani, dobermann, rottweiler, schnauzer, in uno scenario che, non senza angoscia, immaginiamo possibile ma surreale, sfilare in un ring del prossimo futuro in una tragicomica parata per così dire d'onore, tutti uguali al Pluto di Walt Disney, con lunghe, svolazzanti orecchie e code, un po' goffi, certo tanto dolci e soprattutto "integri", ma sgraziati e privi di fierezza ed eleganza, privi di quel quid conferitogli dalla tradizione che ci porta, al di là di ogni plausibile ragionamento, a ritenere necessaria ed irrinunciabile questa piccola sofferenza che infliggiamo, una sola volta nella vita, ai nostri amatissimi cani.

Boxer Cosmo di Casa Bartolini