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Allevamento Boxer Casa Bartolini

Italia e amputazioni, ovvero...
il balletto delle delibere

Stefano Bartolini, Presidente I.B.C.

Mi piacerebbe che finalmente anche l'Italia accettasse con gioia la razza boxer lasciata al naturale. Nel 2008 tutti dovrebbero aver capito, che le amputazioni a fini estetici provocano inutili sofferenze e problemi medici ai cuccioli, che le subiscono. Ma purtroppo ancora non è così. Continuamente mi segnalano cucciolate, in cui privati malaccorti tagliano la coda. Richiesti della motivazione, accampano scuse strampalate: si è rotta la coda a un cucciolo, per cui il veterinario le ha tagliate tutte; così il boxer ha un aspetto più fiero; a me il boxer piace con la coda corta.

A me piace?! È una ragione "a me piace"?!

Ignoranza, disinformazione, pregiudizi - come sempre - la fanno da padrone. Purtroppo le stesse carenze, non disgiunte da malafede, si trovano anche tra operatori del settore. Veterinari e allevatori, che per il loro ruolo dovrebbero promuovere il bene della razza e una giusta informazione su regole e corretti comportamenti verso l'animale, preferiscono sfruttare la confusione per "piazzare le loro porcherie".

Non ultimo vorrei condannare l'ENCI per le continue manovre altalenanti, la mancanza di coraggio e coerenza nell'indicare la rotta da seguire. L'ultimo atto di questo patetico balletto si è consumato i primi di ottobre 2008. Spiego cosa è successo: una delibera del 7 luglio 2008 vietava l'accesso alle esposizioni dei cani amputati nati dopo il cambiamento dello standard (per il boxer: il 2001), cioè praticamente tutti, dal momento che in Italia, quasi tutti i boxer con più di due anni sono amputati. Gli allevatori italiani - infatti - hanno sfruttato ogni proroga non per adeguarsi allo standard in previsione di una normativa protezionistica la cui attuazione era inevitabile, ma per continuare ad amputare i loro cuccioli. La delibera Enci del 7 luglio 2008 spiazzò l'intero settore. La situazione si fece pesante, gli allevatori si guardavano con occhi spaventati, cani di appena due anni rischiavano il pensionamento , i ring si svuotavano, in quanto gli operatori si trovavano semplicemente senza cani da esporre, tutti i raduni venivano rinviati e la confusione era sovrana.

Proprio alla vigilia del campionato italiano - guarda caso - l'ennesima sanatoria dell'Enci (1 ottobre 2008) riammetteva gli amputati, purché nati prima del 12 gennaio 2007. Questa delibera è da intendersi tuttavia come una deroga concessa agli allevatori ai soli fini espositivi e per evidenti e dichiarate motivazioni commerciali. Il testo recita: "considerato il legittimo interesse degli allevatori che hanno presentato cani con orecchie e/o coda tagliate ottenendo qualifiche dagli esperti giudici utili ai fini della proclamazione a campione italiano/internazionale".

Ma, sulla scorta di questa pavida retromarcia, qualche sconsiderato veterinario va dicendo (probabilmente per lucrare pochi soldi sulle amputazioni e approfittando della creduloneria altrui) che l'Enci ha nuovamente consentito il taglio della coda.

Si sta anche facendo strada una scuola di pensiero, ispirata da qualche nostalgico allevatore, secondo cui l'amputazione della coda si può interpretare in funzione della futura carriera espositiva del cane. Alle mostre sono ammessi solo i cani conformi allo standard (quindi integri), ma se non si vuole un boxer da esposizione, si può anche acquistare un cane con coda tagliata.

Sono indignato da queste prese di posizioni e con forza ribadisco, che le amputazioni di coda e orecchie per motivi estetici sono vietate da una legge (ordinanza Turco) dello Stato italiano. Non è questione di gusti personali, di delibere Enci, di regolamenti o codici etici professionali.

Chi amputa coda e orecchie commette un reato, proprio come chi evade il fisco, guida senza patente o fa uso di droghe. Come tale è perseguibile penalmente. E chi vende cuccioli illegalmente amputati commette una truffa ai danni degli ignari acquirenti, in quanto propone cani fuori standard, senza possibilità di carriera e quindi dal valore commerciale nullo o molto basso.


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ENCI, delibera del 1 Ottobre 2008