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Boxer Bianco: un timbro su cui riflettere

Stefano Bartolini, Presidente I.B.C.

Nei nostri articoli, più volte abbiamo parlato del boxer bianco, evidenziando come questo sia un boxer come i suoi fratelli fulvi e tigrati. Abbiamo cercato di dare informazioni dettagliate su questa colorazione, affinché cadessero le famose leggende, che hanno creato disinformazione e dando una cattiva fama al boxer bianco, definendolo un errore della genetica da correggere in tutti i modi, poiché portatore di tare e fuori standard.

La nostra prima battaglia per la tutela del boxer bianco, è stata quella del pedigree, poiché prima del giugno del 2005, il pedigree era rilasciato solo ai boxer fulvi e tigrati, anche se questo diritto, appartiene a tutti quei cani di razza nati da genitori che possiedono il famoso certificato genealogico. Così grazie alla nostra tenacia e forza, dopo tanta fatica, Italia di Casa Bartolini ha segnato la storia della cinofilia e del boxerismo italiano, ottenendo il suo certificato genealogico.

Le nostre battaglie ancora non sono finite, poiché il pedigree del boxer bianco, riporta una dicitura che ha dell’assurdo e che non trova una spiegazione logica, ovvero: ”vietata la riproduzione”.

L’Ente della Cinofilia Italiana, che dovrebbe tutelare la cinofilia nel nostro paese, è il responsabile di questo timbro, che ai nostri occhi, appare come un marchio a fuoco, quando si faceva la caccia alle streghe. Ora cercheremo di analizzare il perché di questo divieto evidenziando i vari errori commessi dall’Enci, l’importanza dello standard di razza e l’utilizzo di un soggetto in allevamento.

Lo standard di razza, stabilito dalla casa madre, serve ad indicare le caratteristiche di un soggetto di una determinata razza, ed ha fini espositivi. Infatti quei soggetti, che sono fuori misura, che non rispettano determinate proporzioni, che abbiano deficit fisici come cuore, displasia dell’anca o monorchidi, o con colorazioni non corrette, non vengono giudicati. Tutto questo discorso naturalmente ha valenza all’interno di un ring in ambito espositivo ma decade quando parliamo di riproduzione o attività sportiva. Un allevatore, nella scelta dei soggetti da far riprodurre, deve fare i conti con la genetica, quindi saper scegliere dei soggetti sani e ricercare quelle determinate caratteristiche che si vogliono fissare. Di conseguenza, non sarà strano vedere l’utilizzo di uno stallone o di una fattrice, che non rispecchia alla lettera lo standard della razza, come del fatto che non ci si dovrà stupire, se da un soggetto titolato non sono nati tanti campioni. Questo perché standard di razza, esposizioni ed allevamento, devono seguire delle regole diverse, quindi non necessariamente viaggiano sullo stesso binario.

A questo punto arriviamo agli errori commessi dall’ente della cinofilia italiana, il cui compito principale dovrebbe essere quello di tutelare le razze canine. L’Enci ha stabilito che il boxer bianco non deve andare in riproduzione, ma da cosa deriva questa drastica imposizione? Tutto questo nasce da un’erronea e parziale interpretazione del pedigree rilasciato in Germania dal Boxer Klub di Monaco. In Germania il pedigree, non è rilasciato dall’ente della cinofilia (VDH), come in Italia, ma direttamente dal club di razza. In Germania è vero che il boxer bianco non è ammesso alla riproduzione, ma sono esclusi anche quei soggetti che non hanno superato lo ZTP, prova morfo caratteriale, in cui viene esaminato il soggetto attraverso una prova  caratteriale, poiché il boxer deve essere un cane equilibrato e attraverso il controllo degli esami del cuore e della displasia dell’anca, nonché le misurazioni e il controllo di denti e occhi. Tutto questo per evidenziare, che non solo il boxer bianco è escluso dalla riproduzione, ma anche quei soggetti fulvi o tigrati che non hanno superato lo ZTP. Tra l’altro volevamo sottolineare, come in altri paesi europei, il boxer bianco, nel momento in cui ha delle caratteristiche importanti, è normalmente usato in riproduzione.

Da quanto scritto fino ad ora, si capisce come in Italia, il discorso sul pedigree del boxer bianco non sia corretto, poiché in questo modo l’enci vuole prendersi il diritto di dire all’allevatore, cosa fare e cosa non fare. A questo punto, dovrebbe vietare gli accoppiamenti tra fratello e sorella o padre e figlia, mentre questa è una scelta fatta da molti allevatori e che ha u na sua logica, oppure vietare la riproduzione ad un monorchide o ad un soggetto troppo alto o troppo basso, con una displasia di grado C,  con un carattere non molto brillante, o una tigratura troppo distaccata o il colore di fondo troppo chiaro.

In realtà il divieto rimane solo al boxer bianco e in questo modo si va a perdere un patrimonio molto importante per la razza, proprio perché non si possono portare avanti determinate caratteristiche.

Spesso si è detto che da un boxer bianco, nascono cuccioli bianchi o pezzati e tali affermazioni sono state fatte senza cognizione di causa, ovvero senza aver visto il risultato dell’accoppiamento tra un boxer bianco e un boxer colorato. Fortunatamente, siamo stati più volte testimoni della nascita di cuccioli, in cui uno dei genitori è bianco e ogni volta abbiamo potuto notare, come l’intera cucciolata fosse colorata. A tal proposito non riteniamo giusto, il fatto che i cuccioli nati da un boxer bianco con pedigree e un boxer colorato con pedigree, debbano rimanere privi del loro certificato, che attesta il loro essere cani di razza pura, poiché l’Enci non ha nessun diritto di applicare tale dicitura, in quanto non ha mai effettuato studi scientifici al riguardo, come invece abbiamo fatto noi. Per tanto le nostre battaglie andranno avanti, affinché sia tolta la dicitura “vietata la riproduzione” sul pedigree del boxer bianco, così anche i cuccioli figli di un boxer bianco, potranno finalmente avere il loro certificato genealogico, come tutti gli altri cuccioli nati da boxer colorati.

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