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Il test di Baer

Silvia Mangano

“Ah ma non c’è il test di Baer!” “Ma perché non fanno il test di Baer?” “Saremmo favorevoli alla riproduzione del boxer bianco con il test di Baer, ma siccome in Italia non faranno il test di Baer..” “Ma come si fa a dire se un boxer bianco è sordo senza test di Baer?"
Ho sentito frasi di questo tipo troppe volte.
Il test di Baer può essere utile in quanto la sordità a volte si manifesta solo unilateralmente o parzialmente e il cane apparentemente potrebbe sentirci. Il test di Baer quindi è uno strumento diagnostico, che allarga l’indagine sulla sordità congenita, smascherando alcuni soggetti, che sono dei falsi negativi, perché ci sentono. Fin qui tutto bene.
Ma conoscono i paladini del test di Baer il campo, i limiti e la finalità per cui utilizzarlo? NO
Questo risulta subito evidente dai discorsi, che fanno da corollario.
In merito al boxer bianco la sordità, che interessa è quella congenita. Un boxer può essere sordo per molti motivi, ma solo un boxer bianco può essere affetto da sordità congenita.
La prima cosa, che viene in mente, quindi, quando si parla di riproduzione del boxer bianco, è che è necessario il test di Baer, per evitare di accoppiare un boxer sordo unilateralmente o parzialmente. Questo si può concedere, ma non è né la chiave di volta per la correttezza degli accoppiamenti, né la panacea per ogni male. I risultati del test di Baer possono essere comunque parziali e insufficienti per garantire l’accoppiamento, ma ciò non è niente di diverso da quello che accade, quando si accoppiano semplicemente boxer colorati. Ma spieghiamo meglio perché:
Quella che abitualmente viene chiamata sordità congenita legata al mantello bianco è una malattia genetica, che attualmente per la razza boxer è trasmessa dai tigrati e i fulvi (le uniche colorazioni ammesse alla riproduzione). La sordità genetica può colpire indifferentemente boxer colorati o bianchi, ma solo nel boxer bianco si manifesterà come sordità effettiva. Per contro un boxer tigrato o fulvo potrebbe avere i geni responsabili della sordità malati, ma in ogni caso ci sente, perché la pigmentazione annulla l’effetto della sordità. Il fenotipo non coincide mai con il genotipo e – siccome non esiste un test genetico dedicato – non è possibile diagnosticare a priori la sordità nei boxer colorati.
Relativamente alla sordità congenita per i boxer colorati si possono presentare 3 situazioni:
1. Il cane è sano;
2. Il cane è un portatore sano;
3. Il cane è geneticamente malato
(entrambi i geni responsabili della sordità sono malati).
In tutti e tre i casi – come abbiamo detto – il cane ci sente. E’ inutile quindi sottoporre boxer colorati a test di Baer, per indagare la sordità congenita: darebbe sempre esito negativo. Non disponiamo nemmeno di un test genetico, per cui, quando accoppiamo boxer colorati, rispetto alla possibile insorgenza di sordità nella cucciolata, siamo completamente al buio.
Relativamente alla sordità congenita per i boxer bianchi si possono invece presentare 5 situazioni:
1. Il cane è sano;
2. Il cane è sordo totalmente
(questo è evidente senza necessità del test di Baer);
3. Il cane è sordo parzialmente o unilateralmente
(questo viene diagnosticato dal test di Baer);
Ma..
4. Anche un boxer bianco può essere un portatore sano;
5. Anche un boxer bianco può essere malato geneticamente e tuttavia sentirci, magari per la presenza di macchie di pigmento, che annullano l’effetto della sordità.
Anche per i boxer bianchi quindi il test di Baer può dare dei falsi negativi; sarebbe sì utile, ma non del tutto sicuro. Ma questo non deve spaventare più che tanto, perché accoppiare senza sapere come stanno le cose è quello che accade sempre nei comuni accoppiamenti tra colorati.
Un aspetto che gli allevatori oggi non considerano, perché non hanno capito la dinamica del problema, è che la selezione della sordità può essere fatta anche con i riproduttori colorati. Gli allevatori tendono a considerare la sordità come un problema del mantello bianco, non come una tara che, se si manifesta in un cucciolo bianco, è presente nella cucciolata. In questo caso l’allevatore deve essere consapevole, che i genitori sono entrambi affetti da sordità genetica: sono entrambi o portatori sani o malati. Quindi bisognerebbe non ripetere l’accoppiamento, escludere quei riproduttori o accoppiarli solo con soggetti solidi in accoppiamenti, che non possano dare bianchi. E andare con molta cautela anche con i fratelli colorati del cucciolo bianco sordo, perché – pur sentendoci – potrebbero essere parimenti affetti o portatori sani. Anche per i fratelli bisognerebbe o escludere dalla riproduzione o accoppiare solo con solidi.
Invece, cosa fa abitualmente l’allevatore boxerista mediamente non intelligente: affida a boxer rescue il cucciolo sordo, prosegue con i colorati, lancia un’invettiva contro l’Italian Boxer Club e va su un forum a strillare contro i maledetti per i quali i boxer bianchi non hanno problemi, dando la stura a un fiume di conseguenti puttanate.
Un’altra cosa che si legge è che il test di Baer sarebbe importante, se si aprisse ai bianchi in riproduzione, ma fintanto che si prosegue coi colorati è inutile introdurlo. Questo non è corretto. Il test di Baer eseguito su una campionatura correttamente selezionata potrebbe essere utile a scopo statistico per comprendere qual è l’incidenza della sordità nella nostra razza o almeno l’entità del problema. Questo perché, se nascono boxer bianchi nel mio allevamento, può essere utile sapere in che misura rischio di incorrere nella sordità e quindi fare una valutazione, se convenga prevenire questo aspetto con accoppiamenti mirati, evitando la nascita dei bianchi, oppure se è prioritario concentrarsi su elementi della selezione per la razza più rilevanti.
Il motivo per cui si pensa al test di Baer solo se i bianchi avranno accesso alla riproduzione è che si crede – a torto – che questo incrementerebbe di molto il numero di bianchi allevati.
In realtà la percentuale dei bianchi è salita molto da quando si è smesso di eliminarli con l’eutanasia neonatale (soppressione appena nati) e da quando per diverse ragioni in allevamento si usano quasi esclusivamente soggetti portatori di bianco. Si è passati in questo modo da zero a circa il 20%: un incremento fortissimo! E senza introdurre i boxer bianchi in allevamento.
Ma se i bianchi potessero riprodurre, si avrebbe un analogo forte incremento della percentuale di bianchi?
Io direi di no. Intanto, anche se un riproduttore è bianco, ho modo di prevedere le colorazioni dei cuccioli mediante il giusto accoppiamento. Se uso un solido non avrò mai cuccioli bianchi, neanche se l’altro riproduttore è del tutto bianco (come insegna la genetica e numerosi accoppiamenti reali hanno dimostrato). Semplicemente in caso di accoppiamento solido per colorato con bianco avrò il 50% di solidi e il 50% di cuccioli con bianco da espo, nel caso di solido per bianco il 100% di cuccioli con bianco da espo: la situazione ideale rispetto ai canoni attualmente in voga.
Se invece uso un colorato portatore di bianco con un altro boxer portatore di bianco, che sia un altro colorato o un bianco, avrò sempre dei bianchi, ma in percentuale diversa: il 25% se sono due colorati con bianco, il 50% se uno dei genitori è bianco. Ma attenzione questa è solo una percentuale teorica! Nella singola cucciolata abbiamo visto 6 tigrati e un bianco (e un genitore era un bianco), 7 bianchi e un tigrato e entrambi i genitori erano colorati.
Se uno dei due riproduttori è bianco, è più elevata la percentuale di avere numerosi cuccioli bianchi. Tuttavia ho modo, per quel che riguarda il genitore bianco, di escludere la sordità sia totale, sia parziale con il test di Baer; quindi la cucciolata è più sicura dal punto di vista del possibile presentarsi di sordità.
Perché il numero di bianchi si incrementi sensibilmente, è necessario che moltissimi accoppiamenti siano del tipo bianco per colorato con bianco. Ma non dubitiamo che gli allevatori, anche potendo impiegare i bianchi, non rinuncerebbero così facilmente ai tradizionali accoppiamenti tra colorati. Inoltre, l’Italian Boxer Club ha constatato come quasi tutte le persone, che hanno fatto una cucciolata con un bianco, abbiano scelto l’accoppiamento bianco per solido: nelle nostre statistiche abbiamo una percentuale di figli bianchi da genitori bianchi del 15%, inferiore a quella che c’è oggi in allevamento.
Dato quindi che la genetica dimostra che l’impiego di bianchi in allevamento non può portare a un incremento della sordità genetica, dato che difficilmente porterà a un aumento del numero totale di bianchi, dato che per i bianchi è possibile diagnosticare la sordità totale o parziale e quindi favorire la selezione di questa tara, non c’è nulla da temere dall’ingresso dei bianchi in riproduzione.
Qualcuno forse obietterà, che qualche irresponsabile farà accoppiare un boxer bianco sordo; questo non possiamo escluderlo: l’unica cosa certa in questo mondo sono gli idioti. Ma ragioniamo: è certamente possibile che un disgraziato prenda la corsia di un’autostrada contromano, ubriaco, usando il cellulare, anzi è successo. Per questo evitiamo sempre di viaggiare in autostrada?
Le considerazioni che precedono sono il naturale sviluppo logico delle conoscenze oggi disponibili sulla genetica del mantello integrate con osservazioni della realtà di allevamento. Il loro limite è di essere probabilmente un po’ teoriche, quindi potrebbero esserci degli aspetti, che sfuggono e che solo la pratica d’allevamento potrà portare a galla. Ma per lo meno sono logiche. Per contro, altre affermazioni, che ottimisticamente vengono chiamate opinioni, sono suoni non articolati, una sequenza di parole, che differiscono dal silenzio solo perché fanno rumore.

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Foto di Petra Schlifka