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Un pedigree per il boxer bianco:
un viaggio nella storia

Dott. Daniele Proietto

Al primo incontro con un boxer bianco chiunque si chiede: ma cos'è? A prima vista sembra quasi un bulldog americano. Dopo qualche istante ci rendiamo conto che sotto quel manto candido che ricorda tutt'altre razze c'è un boxer al cento per cento: per carattere e costruzione non ha nulla da invidiare ai suoi fratelli fulvi e tigrati. Passato lo stupore iniziale il pensiero corre subito alle stesse domande: come nascono i boxer bianchi e perché è così difficile incontrali? Non sono una novità dei nostri tempi e guardando al passato emerge subito il loro fondamentale contributo nella selezione della razza.

Nonostante vanti un'antica discendenza, il boxer attuale ha origini piuttosto recenti e riconducibili alla fine del diciannovesimo secolo. Nasce grazie a Friederich Roberth, ufficiale dell'esercito coloniale tedesco originario di Vienna che aveva avuto modo di accedere agli studi per la preparazione di cani militari degli eserciti germanico, francese e russo. Stabilitosi a Monaco di Baviera nel 1894, entrò in contatto con Erald Konig e Rudolf Hopner, al tempo impegnati nella sperimentazione dell'impiego per fini bellici dell'Airdale Terrier, già usato con successo dagli inglesi. Maturò così l'idea di dar vita ad una razza canina tedesca da impiegare in guerra: carattere ed equilibrio dovevano trovar posto in corpo agile e potente come quello del Bullenbeisser, un molosso originario della Germania. La ricerca di uno spirito forte e combattivo portò alla scelta del bulldog inglese Dr.Tönniessen's Tom che fu adoperato più volte in allevamento. Dall'accoppiamento di questo con Alt's Flora I nacquero Mühlbauer's Flocki, il primo boxer iscritto nell'albo delle origini, la tigrata Flora Augusta e Blanka v.Angertor che, insieme al padre, introdusse il bianco nella razza. All'interno della numerosa progenie di quest'ultima, compare la fattrice bianca Meta v.d.Passage da cui, contando poche generazioni, si giunge ai grandi riproduttori Sigurd e Lustig v. Dom che hanno lasciato un segno indelebile negli allevamenti europei e americani. La loro allevatrice era la famosissima Friederun Stockmann che tutti ricordano come la madre del boxer. Sempre attivissima e voce di spicco nel mondo degli allevatori tedeschi, non mancò mai di cantare le lodi dei bianchi: ricordava spesso che tra le sue fattrici annoverava la bianca Moud de Sadowa, la quale, ripetutamente coperta con maschi fulvi, non generò mai un soggetto bianco o pezzato.

Il primo Boxer Klub fu fondato a Monaco nel 1896, quando i boxer bianchi costituivano ancora la spina dorsale dell'allevamento. Il primo standard fu adottato nel 1902 e il bianco, inizialmente accettato, nelle versioni successive fu proibito, legalizzato e nuovamente proibito. Nel 1927 l'associazione tedesca decise di escludere dall'iscrizione nel libro delle origini tutti i soggetti pezzati, bianchi e di colore nero; una scelta questa preannunciata già nel 1925 quando si stabilì che di lì a breve tali colorazioni non sarebbero state più accettate. Fu subito polemica. La signora Stockmann si batté contro tale decisione e nel 1933 scrisse quanto segue sulla rivista Boxer-Blätter: "La tipicità e una sana costruzione sono molto più importanti del colore". Nel 1934, dopo forti pressioni, il divieto di allevamento dei bianchi fu revocato riammettendoli a pieno titolo.

La vicenda aveva sollevato pesanti rotture. Nel 1937 si fece un piccolo passo indietro stabilendo un numero massimo di cuccioli pezzati che era acconsentito allevare. L'anno successivo si impose che le pezzature bianche non dovevano eccedere un terzo del mantello. Nel mondo allevatoriale del tempo era difficilissimo crescere delle cucciolate numerose, quindi veniva suggerito un massimo di cuccioli da lasciare in vita e in rapporti ben precisi tra maschi e femmine; non ci dobbiamo sorprendere se i soggetti da eliminare venivano scelti tra i più deboli e i meno aderenti allo standard.

All'inizio del 1939, quando ormai si respirava l'aria della seconda guerra mondiale, la Reichsfachgruppe Deutsches Hundewesen fu dichiarata un'associazione autonoma del Reich e pertanto sottoposta al diretto comando dell'esercito. Già durante la prima guerra mondiale, i tedeschi aveva sperimentato con successo l'impiego in guerra dei cani. Ovviamente servivano soggetti con determinate qualità e pertanto il pezzato fu messo al bando perché troppo visibile. Alla vigilia della seconda guerra mondiale, il comando della Wermacht provvide al censimento dei cani utilizzabili sottoponendoli a prove severissime che furono superate solo dal 32 per cento dei Boxer (al pari dei Dobermann e secondi solo al 33 per cento degli Airedale).

Il primo giugno del 1941, quando ormai si era nel pieno delle vicende belliche, fu stabilito il divieto di allevamento dei boxer bianchi e neri che doveva essere rispettato mediante l'uccisione dei cuccioli dopo il parto. Le ragioni di questa scelta sono riconducibili alla ferrea politica statale di quel tempo che si reggeva su canoni di risparmio e utilizzo mirato delle risorse. I manti bianchi o pezzati e la lucidità del nero erano poco indicati per i cani dell'esercito che dovevano mimetizzarsi. Il boxer venne impiegato al fianco delle truppe di occupazione tedesche della Feldgendarmerie, diffondendosi così in tutta la nostra penisola e in Francia.

Con il passare degli anni si è detto che i boxer neri non fossero tipici in quanto derivanti dagli Schnauzer e che i bianchi recassero tare genetiche. Questo almeno è quello che abbiamo sempre sentito. Di fatto non venne mai condotta un'indagine scientifica capace di dimostrare la validità di tali teorie. Uccidendoli alla nascita non si è mai potuto effettuare uno studio scientifico che dimostrasse la cagionevole salute del boxer bianco. La situazione cambiò verso la fine degli anni settanta, quando in Germania entrò in vigore una legge per la tutela degli animali; a partire dal primo gennaio del 1979 il Boxer-Klub E.V. Sitz München rilascia i pedigree anche a tutti i nati indipendentemente dal colore.

Ma come nascono questi cuccioli? I colori base del mantello del boxer sono il tigrato e il fulvo; il bianco invece è frutto di un'interazioni di geni che causa l'assenza di pigmentazione e che quindi elimina la presenza del colore di fondo su determinate parti del corpo. L'inibizione può presentarsi in diversi gradi e la diffusione del bianco segue il seguente ordine: petto, zampe e punta della coda, muso, canna nasale e collare. La colorazione del boxer più gradita richiede la presenza del bianco. Nella volontà di conservare le pezzature si ricorre ad accoppiamenti tra pezzati con cui si hanno alte probabilità di generare cuccioli bianchi.

Per anni il boxer bianco è stato screditato e additato quale sintomo di errata selezione. Questo ha portato molti allevatori a nasconderli per evitare di farsi cattiva pubblicità. Oggi fortunatamente la coscienza comune li accetta in quanto prodotto ineliminabile dalla selezione e meritevole del giusto riconoscimento. E' questa la strada a cui anche l'ENCI sembra avvicinarsi. Si segnerà un passo importante nella storia della razza e si garantirà un futuro migliore a quei cuccioli che un tempo venivano strappati alla vita. Il pedigree, oltre a certificare la paternità del soggetto da un punto di vista legale, ne giustificherà il valore cinologico aprendo nuove possibilità per i boxer bianchi.

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Allevatori primi boxer

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Allevamento v. Dom 1912 (Rolf v. Vogelsberg)

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Don Juan v. Immergrun

Don Juan v. Immergrun

Bosko v. Immergrun ZB

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Meta

Meta v.d. Passage

Blanca

Blanka v. Argentor

Flocki

Mühlbauer's Flocki