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Allevamento Boxer Casa Bartolini

Lettera del Presidente sul Boxer Bianco:
"l'ignoranza non ha mai fine".

Stefano Bartolini, Presidente I.B.C.

In questi giorni mi è stato fatto notare un articolo dal titolo: "Il boxer Bianco. Ma cosa si sa veramente del boxer bianco"? Probabilmente la signora Baravelli, autrice dello scritto, ne sa veramente poco o forse fa finta di non sapere. La prima cosa che mi ha lasciato sorpreso è stato questo: "Come avrete già capito dal titolo mi riferisco al fatto che grazie alla mancanza d'informazione. le ciance mirate di alcuni "furbetti" provocano non poca confusione generale sull'argomento" Forse questa è l'unica cosa che concordo con la signora Baravelli, poiché proprio lei per anni ha sostenuto che il boxer bianco non nasce o che si può facilmente controllare la sua nascita e che in ogni caso se si decide di lasciarlo in vita, è sempre meglio che non abbia un pedigree.

Andando avanti in questa formidabile ed istruttiva lettura si arriva all'argomento FCI e pedigree con la dicitura, vietata la riproduzione: "In Italia dal 2005 è possibile iscriverlo al libro genealogico, ma così come in tutte le altre nazioni (per disposizione della FCI) il pedigree del boxer bianco contiene un timbro molto evidente che riporta la frase "vietata la riproduzione".

A questo punto inizio a credere che la signora Baravelli, abbia visto pochi pedigree di boxer bianchi nati in altri paesi. Perché se avesse avuto il piacere di vederli, saprebbe per certo che in alcuni paesi, riconosciuti dalla FCI, il boxer bianco, se meritevole da un punto di vista morfologico e caratteriale, è usato in riproduzione e sui loro certificati genealogici, non compare nessuna restrizione. In oltre dovrebbe ben sapere che ci sono determinate razze il cui standard prevede solo ed esclusivamente determinati colori, ma è proprio in Italia che a tali razze è rilasciato un normale pedigree senza restrizioni anche quando il colore del mantello non è contemplato nello standard. Di conseguenza tale discriminazione, in Italia, è fatta solo per il boxer bianco.

Altro punto molto simpatico è questo: "E' quindi giusto che la gente sappia che non si tratta di preferenze o di discriminazioni sotto il profilo puramente estetico, inteso nel senso di "mi piace o non mi piace", ma è il caso di porsi una logica domanda: I boxer bianchi hanno un valore affettivo? Ebbene si! Hanno un valore commerciale? NO."

A questo punto mi chiedo quanto siano furbi, quelli che comprano un cucciolo di boxer fulvo o tigrato a 1200 euro, certi di avere un futuro campione, perché convinti dall'allevatore e che allo stesso tempo chiedono gratis un cucciolo bianco, perché leggono certe sciocchezze in giro.

Un allevatore, se serio, dedica le stesse attenzioni a tutti i cuccioli del suo allevamento, si prende cura della madre prima, durante e dopo il parto, interviene con le spese veterinarie se necessarie, li vaccina, li svermina, li svezza, inoltra le pratiche per i certificati genealogici e gli dedica il tempo e le giuste attenzioni. Tutto questo naturalmente ha un costo, che il futuro proprietario deve riconoscere all'allevatore. Perché se dobbiamo partire dal presupposto che un cucciolo bianco ha solo un valore affettivo, allora come dovrebbero essere considerati quei cuccioli con patologie importanti o monorchidi o fuori standard per un qualunque motivo? Ogni cucciolo ha un suo valore affettivo indiscutibile, e ciò è dimostrato dal fatto, che la maggior parte di cuccioli boxer, viene acquistata da privati che li terranno in famiglia e che non frequenteranno esposizioni. Quindi è anche giusto riconoscere il valore economico di un boxer bianco, poiché chi lo ha allevato, non ha fatto distinzioni con i suoi fratelli colorati.

Un altro punto molto interessante è quello relativo al perché il boxer bianco è escluso dallo standard. La signora Baravelli, ha dimenticato di specificare, che l'esclusione di soggetti bianchi, fu stabilita durante la seconda guerra mondiale e che il boxer era un cane utilizzato dall'esercito tedesco. Per tanto i soggetti bianchi non potevano essere utilizzati poiché più visibili rispetto a boxer fulvi o tigrati. Mentre per la colorazione nera il discorso è completamente diverso, poiché nella selezione veniva inserito lo schnautzer. In oltre va sottolineato come, anche i grandi allevatori tedeschi, riconoscevano a quegli esemplari con bianco particolarmente accentuato, delle caratteristiche morfologiche eccellenti. Il bianco è un patrimonio fondamentale nel boxer, poiché nasce con questa splendida razza, per tanto emarginarlo e denigrarlo, vuol dire ferire la razza stessa.

Vorrei concludere con quest'ultima citazione: "Sicuramente i fans del boxer integro (coda e orecchie integre) replicheranno immediatamente che non è inserito nello Standard nemmeno il boxer amputato, ma una grossa differenza c'è! infatti è proprio la FCI (Federazione Cinologica Internazionale) che con una normativa ad hoc consente all'allevatore residente in un Paese non proibizionista di non applicare lo Standard in questo specifico caso, ma solo in questo caso!"

Vorrei far notare alla signora Baravelli, come nel corso degli anni tante cose siano cambiate nello standard di razza e nell'allevamento del boxer, per tanto continuare ad essere dei nostalgici, non serve a nulla. Lo standard del boxer dice a chiare lettere coda ed orecchie integre già dal 2000, per tanto chi continua a guardarsi indietro senza accorgersi dei cambiamenti, farebbe meglio a rinunciare all'allevamento del cane di razza boxer.


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